Feed on
Articoli
Commenti

A cena con le amiche.

Venerdì scorso sono stata fuori a cena con due mie amiche. Non esco spesso, anzi, non esco affatto a meno che non è un’uscita in 12: suoceri, cognati e figli. Lo faccio solo una volta all’anno. In estate. Sara ha insistito così tanto su questa nostra uscita che non sono riuscita a negargliela e dopo avermelo chiesto, a maggio, finalmente l’altro giorno gliel’ho accordata. Io, Sara e Dani, una nostra ex collega di lavoro, sempre pronta ad unirsi a noi, quando necessita, siamo andate a mangiare al ristorante “Da Pietro” ad Alghero. Siccome non avevamo molta fame, abbiamo giusto iniziato con un antipasto misto di mare che consisteva in un paio di portate a base di cozze alla marinara, insalata di mare e polpi alla diavola. Per quanto mi riguarda, saltati i polpi alla diavola di cui non vado particolarmente matta, mi sono divorata (letteralmente D I V O R A T A) le cozze alla marinara. Troppo buone per lasciarle alle mie compagne di cena. Le ho mangiate tutte io. Ecco. Dopo l’antipasto, io ho preso dei calamari fritti, Sara arrosto e Dani degli spaghetti alle vongole. E un contornino di patatine fritte che stanno bene con tutto. I calamari fritti erano tenerissimi e gustosissimi, quelli arrosto pure, dato che li ho assaggiati e gli spaghetti altrettanto, ho assaggiato pure quelli. Non pensiate che io sia una di quelle che, forchetta impugnata a mò di pugnale, aggredisca chi mi siede accanto, no, non sono così. Sono peggio, in effetti. Ma lo faccio con eleganza, del tipo, - non li finisci quelli? Ma quanto costano? 10 EURO!!! Dai a me! – ecco, solitamente è un discorso economico… Come dolce, ovviamente, non poteva mancare la seadas. Mamma mia, se qualcuno di voi la conosce, mi può capire se mi viene da sbavare solo al pensiero… Finito il dolce, paghiamo subito e andiamo via: Alghero ci aspetta. In realtà non facciamo una lunga passeggiata, anche perché ci fermiamo subito in un negozio e ci compriamo della robetta… (io un costume da bagno molto carino). Prima di tornare a casa, ci facciamo offrire gentilmente il digestivo (rigorosamente mirto rosso) dal fidanzato di Dani che incontriamo poco prima di andare via. Accompagnata Sara a casa dai suoi cuccioli e dal maritino, io e Dani ci avviamo verso casa e in macchina sparliamo alla grande di un paio di persone che ci stanno sulle OO.

La fine della serata si conclude verso l’una del mattino, ora in cui solitamente vago nel mondo dei sogni… Ogni tanto fa bene fare un’uscitina con le amiche, sperando sempre che non ci si ingolfi troppo mangiando…

C R O S T

……

Sabato 5 luglio 2008 abbiamo messo in scena la commedia de “Le avventure di Pinocchio” ed è stato un successone! Ma vi spiego bene com’è andata: circa un anno fa, una cugina di Marito, appassionata di teatro, ha avuto la geniale idea di creare una compagnia teatrale, La compagnia dei Ragazzi. Ovviamente ha coinvolto più persone e parenti che poteva. Io sono una di quelle “parenti acquisite” coinvolte nel progetto. E’ la prima volta che mi trovo faccia a faccia col mondo dello spettacolo ed è stato incredibile! Stupendo! Divertente e bellissimo! I miei due cuccioli hanno partecipato assieme ai cuginetti: Eli ha fatto la farfallina in mezzo alle fatine in un piccolo balletto che anticipava l’entrata in scena della fata turchina. Fede invece, ha fatto una delle tante marionette di Mangiafuoco. Inutile dirvi che sono stati bravissimi, meravigliosi e questa povera madre ha versato lacrime di commozione dall’inizio alla fine della commedia. Inoltre ho seguito questi ragazzi sin dall’inizio perché mi è stato chiesto di riprendere tutte le loro prove e posso dire che il successo della commedia ci ha sorpresi davvero tutti! Ci hanno chiesto il bis che faremo ad ottobre. Ammetto che all’inizio non ero molto convinta di tutta questa storia e i sabati pomeriggi passati nella saletta affittataci gentilmente dal Parroco della chiesa di Don Bosco, nella nostra città, erano spesso delle vere e proprie tragedie greche con urla dei bambini, litigi, capricci e ovviamente, le urla della “Regista” che finiva col prendersi un bell’esaurimento. Ma sabato 5 luglio, ci siamo tutti ricreduti e inorgogliti per quello che siamo riusciti a fare! Su youtube ho messo dei pezzetti della commedia e qua potrete vederli direttamente. Il gran finale è quello che mi ha emozionato più di tutti perché è stato anche quello che ci ha impegnato per più di un mese e seppure non è riuscito al 100%, è comunque stupendo e commovente!

A presto! E buona visione!!!

;-)

Oggi è il compleanno di mio fratello. Nato 42 anni fa, mio fratellino non dava granchè daffare: mangiava e dormiva. Mia madre ci racconta sempre che un giorno, quando aveva circa 3 anni, pensò di averlo perso all’Upim. Le commesse, però, glielo ritrovarono nel reparto “biancheria intima” da donna, sotto delle sottovesti, addormentato, una manina occupata a succhiarsi il pollice, l’altra ad accarezzare il morbido tessuto delle sottovesti. Insomma… un bambino davvero adorabile. Durante la sua crescita, sviluppò una particolare predilezione verso gli “estratti conto”. Custodiamo con cura uno di questi dove il dolcissimo fratellino annotava le paghette mensili (che la sottoscritta non ha mai avuto, ma questa è un’altra storia…) e i vari debiti e crediti: comprato giornalino= 7 lire; farsi restituire da mamma prestito= 5 lire; e così via… Molto carino, e dolce. Poi naque l’amore verso le moto. Il babbo gli regalò la prima moto intorno ai 15-16 anni che lui rivendette per comprarne una più grossa, che poi rivendette per una più grossa ancora, che poi rivendette… Molto imprenditore, e acuto. Poi naque l’amore per le competizioni: prima di tutte nella squadra di basket della Torres Basket. Ma la sua concezione di “squadra” era un po’ diversa da quella che s’intendeva e s’intede, tutt’ora. Il suo gioco era più un gioco da singolo. Molto assolo, e individualista. E infatti si appassionò presto al Windsurf. Con tavola, boma e vela sempre in macchina, si piantonava in spiagge da surfisti come nell’Isola dei Gabbiani a Palau nota come Porto Pollo, spiaggia di Capo Testa a Santa Teresa, La Pelosa a Stintino, Porto Ferro ad Alghero, spiaggia di San Pasquale a Palau, etc.etc. Molto sportivo, e abbronzato. Nel frattempo studiava e frequentava la scuola normalmente (ed erano tragedie se per caso si prendeva una febbre e non ci poteva andare, proprio come le tragedie che facevo io……………..). Dopo non poche litigate col padre, riescì ad entrare all’Istituto Industriale e prendere il triennio in informatica, nuovissima specializzazione guarda caso inserita proprio in quell’anno (questo io lo chiamo “culo” ma so che lui lo definirebbe solo “un disegno Divino”). Molto informatico, e pure un bè bravo! Il fratellino, ormai diplomato, non riesciva a lavorare in squadra col padre. Sempre per lo stesso problema relativo al suo concetto di “squadra”. Aprì nel giro di pochi anni dal suo diploma, un negozio di vendita e installazione autoradio. Siamo agli inizi degli anni ’90 e tutti ben conosciamo cosa è avvenuto in quegli anni, vero? Cominciava l’era dei telefonini e il fratellino prese per primo questa strada e avviò il suo primissimo negozio di telefonia in città (anche qui io lo definirei classico “culo” ma mi scontrerei con la sua che invece è sempre quella del “disegno Divino”). Ovviamente è un susseguirsi di aperture negozi in tutta la Sardegna che termina con una mega struttura nella zona industriale della città. Molto geniale, e lavoratore. Purtroppo, non sempre le cose vanno nel verso giusto, a volte il vento può cambiare direzione improvvisamente e buttare giù dalla sua tavola il surfista più esperto. Può accadere che dall’oggi al domani ci si ritrovi da mega-imprenditore-galattico a semplice surfista in costumino da bagno con davanti solo il mare e un orizzonte immenso, sperduto. Tutto da rifare. Tutto da esplorare. Nuovamente. Daccapo. E ad ottobre, il mio fratellino surfista, conoscerà il suo “futuro”. Nascerà, infatti, il suo cucciolo, maschio ovviamente. E’ culo? Ma no, è il disegno Divino e di questo ne son certa!

TANTI AUGURI, FRATELLO!!!

Domenica, le comiche.

Domenica mattina: la fortuna di aver dormito direttamente nella casa di Suocera al mare, ci ha permesso di alzarci con tutta calma, fare colazione con tutta calma e prepararci tutti per scendere al mare, con tutta calma. Bè… con tutta calma è un eufemismo. Nella casa al mare di Suocera, sabato, abbiamo dormito in 10, dico, 10 persone in circa 70 mq. di casa, di cui 4 erano i cuccioli e i cuccioli, quando ci ritroviamo tutti insieme, si trasformano in cuccioli casinari. Li rincorri per fargli fare la colazione, li rincorri per lavarli, li rincorri per vestirli. Alle 10 del mattino, io, Marito, Cognata e Cognato (la sorella di Marito mio con rispettivo Marito suo) siamo già stanchi e sudati, mentre Suocera non fa altro che metterci fretta ad andare al mare - …che si fanno le 11 e non vi godete niente! Andate! Andate! … che non vedo l’ora di godermi in santa pace la casa tranquilla…- Alla fine, verso le 11, siamo finalmente in spiaggia. In spiaggia si arriva con: ombrellone, 4 spiaggine, borsa frigo (rigorosamente piena solo di crakers e acqua per i bambini), due borsoni con asciugamani, due bustoni di giochi da spiaggia per i cuccioli. E mentre Cognato andava a prelevare l’altro cugino da aggiungere ai nostri 4 cuccioli, noi, affaticati come bestie da soma, cerchiamo un po’ di sollievo dal caldo in acqua: caldissima! La mattinata scorre veloce e alle 13.30 ci ritroviamo a raccattare tutto di corsa, rosi dalla fame, e ad incamminarci speditamente verso casa, dolce casa!!! Il piacere e la comodità di arrivare tutti da Suocera e trovare tutto pronto, è una cosa che quasi non riesco a descrivere. Dopo aver mangiato, cioè, dopo esserci abbuffati avidamente, scatta un riposino pomeridiano stile messicani accovacciati nell’ombra di un angolo della veranda, con tanto di sombrero in testa. E, esclusi bimbi che urlano (chissà perché urlano mentre giocano… mah…), si russa alla grande per circa un’oretta. Verso le 17 si decide di fare un’altra discesa al mare. Questa volta Marito e Cognato hanno un’idea geniale: prendono la carriola del nonno (proprio quella usata dai muratori per trasportare cemento) e ci mettono sopra, a parte i soliti ombrelloni, spiaggine e giochi da spiaggia dei 5 cuccioloni, anche un bel canotto da 5 posti per il diletto di tutti. La discesa in spiaggia è un vero e proprio spasso! Cognato, che già dall’aspetto scuro e ombroso sembra uno di quegli operai che ti urlano frasi in sardo da sopra i palazzi, trasporta la carriola, mentre Marito, io e Cognata ci pieghiamo dalle risate! Ad un certo punto, passiamo davanti ad una casa dove, sedute sulla veranda, ci sono tre signore di mezz’età che vedendoci passare così chiassosi alzano lo sguardo per osservarci. Io e Cognata, ci avviciniamo a Cognato come se fosse uno sconosciuto e cominciamo a dire – Mi scusi signore con la carriola, sa che ore sono? - - Mi scusi, signore con la carriola, per di qua si va al mare? - - Signore con la carriola! Perché non ci risponde? – Le signore ci guardano divertite. Abbiamo riso così tanto che ci scendevano le lacrime!

Questa è una delle tante domeniche spassose che passo con la Famiglia. Dopo una settimana di stress e casini vari, le nostre comiche domenicane mi fanno veramente rigenerare le forze fisiche e l’umore. Che bello che mi basti così poco per divertirmi, alla mia età……

:-D

Un ricordo lontano…

(prima piccola parte di un breve raccontino estivo, niente di serio… come sempre… :-) )

Mi affacciai all’ingresso del giardino, rossa in volto per la corsa, scalza e col quel mio vestitino rosa a bretelline che adoravo indossare in estate per la sua praticità, ma soprattutto perché rendeva quel mio aspetto da maschiaccio un po’ più dolce e femminile. Ero pronta ad affrontarlo. Sapevo che lui era lì e badava alle mie ciabattine. Era una bellissima giornata estiva, la scuola era ormai un ricordo lontano e ora pensavo solamente a godermi le vacanze estive, così, quella mattina, io e mia cugina P. ci eravamo messe nella terrazza di casa sua a giocare. Mia cugina lo aveva già adocchiato, stava seduto sulla sella della sua moto, una Califfo verde. Per farsi notare mi prendeva in giro e poi scoppiava a ridere sguaiatamente. Tipico di noi femminucce, attirare l’attenzione del maschio con atteggiamento decisamente gallinesco. A quanto pare ce l’abbiamo sin dalla nascita, nel nostro DNA.. Poi, come a peggiorare già una situazione imbarazzante per me, prese le mie ciabatte e le buttò dal terrazzo proprio sotto a lui che stava a guardarci sorridendo. Fu una vera e propria gare quella tra me e mia cugina, scendemmo le scale spintonandoci e ridacchiando. Correndo, cercavo di non farmi male con tutte quelle pietruzze che mi si conficcavano sotto i miei piedi nudi. Ogni tanto alzavo lo sguardo e notavo che lui mi sorrideva vedendomi avanzare saltellando a suon di “ahia” e sbuffi di dolore. Ma arrivata finalmente davanti a lui, mia cugina gli stava già accanto, scodinzolando felice. Non ho mai capito che strada avesse preso per sorpassarmi, sta di fatto che lei gli parlava dolcemente a distanza mooolto ravvicinata. Non mi aveva mai detto niente su di lui, ma era chiaro che gli piaceva, eccome! Come non darle torto? Quel ragazzo aveva gli occhi di un colore che non avevo mai visto prima, un bellissimo verde azzurro che risplendevano sotto il sole di quel lontano mattino di pieno luglio 1981. Avevo 12 anni. - Chi è? – lo sentii chiedere rivolto a mia cugina. Lei mi guardò sorridendomi maliziosamente, - è mia cugina, Mapy. Mapy, ti presento M. – Ormai ero davanti a loro ed ero ancora scalza. Salutai M. sentendo le mie guance prendere lentamente fuoco. - Le tue ciabatte sono là. – disse indicandomi un punto del giardino proprio sotto il terrazzo di mia zia. Corsi a raccoglierle e finalmente le misi ai piedi, ormai neri e inguardabili. Forse sarebbe stato meglio se fossi andata di corsa a casa a lavarmi anziché presentarmi a lui così, ma non riuscivo a muovermi e tornai a impiantarmi davanti a lui e a P. che chiacchieravano tra loro. Avevo appena finito la prima media e subito scoprii che anche lui aveva la mia stessa età e andava nella mia stessa scuola. – Ti ho visto a scuola… - mi disse – sei nella stessa classe di O.? – Arrossii di nuovo, - si, è la mia amica e compagna di banco. La conosci? – lui sollevò le spalle, - un po’…- rispose e accese la sua moto. – Ciao. Ci vediamo a scuola allora. – disse andando via sul suo cavallo bianco e col suo mantello azzurro che svolazzava al vento… no, andò via su quella sua moto verde alquanto rumorosa. Ma io avevo incontrato il mio principe azzurro! Mia cugina mi osservava sorridendo, - carino, eh? – mi disse dandomi un colpetto alla spalla. Ovviamente non era carino, era bellissimo, meraviglioso, il ragazzo più bello che avessi mai incontrato. Avevo già preso una bella cotta a soli 7 anni per il miglior amico di mio fratello, un bel ragazzo biondo con gli occhi azzurri, ma non avevo ancora incontrato qualcuno che era riuscito a farmelo ricordare così insignificante… Da quel giorno, cominciai a contare i giorni del mio rientro a scuola dove lo avrei incontrato tutte le mattine. Per ora, mia cugina era diventato l’unico punto di riferimento per poterlo rivedere spesso dato che abitavano nello stesso condominio. Decisi di frequentare mia cugina per parecchio tempo, anche se l’idea mi procurava brividi giù per la schiena. Ma andando a trovare i miei zii spesso avrei unito l’utile (che nipote premurosa ed educata ero), al dilettevole (avrei visto spesso quel bonazzo!). Quel giorno di inizio estate fu anche l’inizio di una bellissima battaglia sentimentale che mi vide trasformare da maschiaccio qual’ero a dolcissima ragazzina innamorata e diventare, alla fine, insicura e diffidente sui sentimenti altrui.

Buon Weekend.

Non voglio lasciarvi senza qualcosa da leggermi per questo fine settimana. Sono presuntuosa più che premurosa, ma è anche giusto che ogni tanto io aggiorni questo povero, misero blog. Sabato scorso avevamo un matrimonio, un cugino di Marito si è sposato in Comune e ha fatto una festa per i cugini e gli amici nella sala ricevimenti di Marito. Mi sono recata dalla parrucchiera di sabato mattina e mi son fatta “presentabile”, anzi, più che “presentabile”, direi… bona. Alla festa ci sono arrivata, quindi, con una bella acconciatura che, spero, abbia distratto tutti dallo strappo che avevo sul bel vestito nuovo!!! Accanto alla sala ricevimenti, Marito ha allestito una bella sala giochi per i più piccini con tanto di gonfiabile, castello e scivolo. Dopo aver notato la furia e la violenza con la quale i cosiddetti “piccini” si gettavano a fionda sul gonfiabile, Marito ha pensato bene di sgonfiare il tutto lasciando un po’ interdetti quei “piccini” così simpatici… Da notare che i detti “piccini” erano totalmente allo stato brado e senza alcun controllo da parte dei rispettivi genitori. L’unico che ha buscato, poverino, è stato mio figlio in quanto, decisa a non volerlo vedere seguire come una pecora il cattivo esempio degli altri, l’ho bloccato a modo mio. La festa è finita a notte tarda, ma io sono tornata a casa un po’ prima perché i cuccioli mi si erano addormentati in braccio. La domenica è stata usata come giornata di pura pigrizia, a parte la sera, siamo andati ad Alghero (rarissimo che Marito mi porti ad Alghero!!!). Il lunedì successivo Marito lavorava di nuovo e questa volta per un gruppo di Evangelisti che gli hanno chiesto la sala per un buffet con preghiera. Ad un certo punto della serata Marito mi ha chiamato allarmato da quei tizi che, in preda alle allucinazioni date dalla preghiera, ululavano e urlavano come impazziti. Nel frattempo io mi trovavo coi miei cuccioli alla casa al mare di mia Suocera. Con Suocera e Cognata, dato il tempo un po’ bruttino, ci siamo messe a fare del decoupage. Non facevo lavori col decoupage da un bel po’ perché non avevo né idee né fantasia. Quella sera ho fatto un piatto finto-lapislazzuli e un bel quadretto porta-chiavi che appenderò nell’ingresso di casa.

Martedì, mercoledì e giovedì sono da archiviare come giornate di “cacca” e non lo dico solo per usare un termine a caso ma proprio a causa della mia improvvisa gastro-enterite. Però, poiché sono stata male e non avevo nessuna forza per lavorare a casa e in ufficio, sono stata coricata per un bel po’ e mi sono guardata tutti gli episodi di “Orgoglio e Pregiudizio” (quello col meraviglioso Colin Firth) e il film di Emma in dvd. Ora sto bene, finalmente, e sono ritornata quasi tutta nelle mie forze fisiche. Speravo di poter andare al mare per questo fine settimana, ma a quanto pare il tempo non è dei migliori e quindi… mi sa tanto… che sarà un altro fine settimana passato a far niente. Ma meglio di niente, è niente, no?

Spero di non dover fare un altro piatto finto-qualcosa………….

Buon Fine Settimana a tutti.

Oggi inizio una serie di piccoli “spezzoni” della mia vita quotidiana trascorsa in ufficio.

A volte vado a fare a colazione con due collaboratrici di mio padre al bar di fronte al nostro negozio. Alcune volte pagano loro, a turno, a volte io. Oggi volevo pagare io ma mi sono accorta di non avere soldi e così sono andata a “pescare” qualche spicciolo dal “cassetto-cassaforte” del mio babbino. Mentre “prelevavo” 5 euro lui mi appare magicamente alle spalle e ride. – Guarda che poi li rimetto sempre a posto! – esclamo io. – Sempre…? – mi fa lui e qui mi sputtano alla grande!

*

Sempre al bar: siamo sempre le solite tre donnine (io e le due collaboratrici del babbo). Si parla di estate, di costumi da bagno e di diete, ovvio. Mi lamento, senza drammi, della mia ultima pancetta e del fatto che la prova costume di quest’anno non sia andata molto bene. – Perché tu non mangi la verdura! – mi dicono. E io:– Se dovevo brucare l’erba, nascevo mucca non essere umano! –

*

- Non mi piacciono le diete! – Mapy chiacchiera con le due fidate collaboratrici del babbo, riguardo le diete. – Ma figurati se sto lì a penare giorni e mesi a mangiare solo verdura o frutta e dimenticare la pastasciutta o i croissant… E poi, metti che dopo tanta pena riesco a dimagrire, esco a premiarmi con un buon gelato e per strada mi investono!!! Tutta fatica sprecata. - La risposta di Rita: - si ma pensa a chi ti vede così bella e magra distesa nella bara…-

*

Mapy, tutta contenta:- oggi devo andare dalla parrucchiera. Mi faccio bionda! – Rita e Sara la guardano perplesse. – Perché no? Quando mi farò bionda nessuno più si chiederà perchè sono stordita! – (chiedo scusa a tutte le bionde naturali, ovviamente, è solo una mia battuta scema!)

*

Un giorno una cliente in negozio si presenta alla commessa chiedendo un “vibratore per verdure”. Ovviamente il lapsus della cliente è diventato subito una barzelletta e quando me l’hanno detto, io ho risposto così: - un vibratore per verdure? Ma ce l’abbiamo per tutte le verdure? Io pensavo ci fosse solo quello per la patata!-

… to be continued.

Chi di noi, da bambini, non ha formato dei club o delle bande? Lo abbiamo fatto tutti vero? Chissà perchè avevo questa forte tendenza a formare dei “gruppi” con le amiche più strette sopratutto per poterle comandare a bacchetta!!! :-D  Eppure nel lavoro e in famiglia non riesco ad impormi più di tanto…

La cosa più divertente poi è stato ritrovare queste pagine. Sono delle vere e proprie regole dettate dalla sottoscritta. In questa prima pagina, il club da me fondato (avevo circa 10 anni) era quello dedicato a Candy Candy. Eccovi le regole da me scritte e sottoscritte.

probabilmente, alcuni anni dopo, mi sono risposta abbastanza sarcasticamente.

Ecco un altro foglio dove ho scritto alcune regole da seguire. Avevo fondato una banda con le solite amiche e a quanto pare, dovevano UBBIDIRE.

come possiamo notare, da brava organizzatrice, avevo anche evidenziato i giorni per le riunioni (o lezioni, come su descritto) della banda e gli orari. Più minuziosa di così….

:-D

Passeggiavo con un’amica, di notte, attraversando una grande città in festa. C’era un via vai di gente che aveva l’apparenza di divertirsi come se fosse l’ultimo dell’anno. Un saluto veloce a marito, che quella notte doveva seguire un buffet nella sua sala ricevimenti (marito aveva i capelli lunghissimi, davvero inverosimile per uno che li tiene cortissimi!) così quell’amica “sconosciuta” ed io continuammo la nostra passeggiata. Io guardavo il cielo e quella notte lo trovavo straordinariamente bello: le stelle erano brillanti come mai le avevo viste in vita mia e riuscivo anche a vedere delle perfette costellazioni mai viste prima. Insomma, ero estasiata e naso all’insù quando, improvvisamente, caddero meteoriti dal cielo. Era la fine del mondo! I meteoriti cadevano lentamente e come toccavano il suolo, tremava tutto come fosse un terremoto. Eravamo tutti stranamente tranquilli, seppure sorpresi. Cominciammo a dirigerci verso il porto, chiacchierando e schivando i meteoriti, poi salimmo tutti su una nave e sulla prua continuammo ad osservare quella lenta pioggia di meteore sulla terra. Il mio sogno, stanotte, è finito così, guardando romanticamente la fine del mondo.

Articoli precedenti »